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Vivo in una giugnla, dormo sulle spine

Vivo in una giungla, dormo sulle spine è un verso di un poema popolare pakistano. Il testo è basato sulle storie vere che un giovano rifugiato pakistano mi ha raccontato. Storie di fughe, di viaggi notturni, di migliaia di dollari, di kalashnikov, di abbandoni, di bambini costretti ad imparare troppe cose, troppo presto.
Il testo ritrae Sher, il protagonista, appena arrivato in Italia, dopo una pericolosa fuga dal suo paese. Qui il giovane è accolto in una comunità per minorenni richiedenti asilo e affidato a Viviana, un'avvocatessa tutrice. La relazione tra il giovane e la sua tutrice, molto conflittuale all'inizio, si trasforma gradualmente in profondo affetto. Quanto l'affetto di Sher verso Viviana è sincero e quanto egli la sta invece manipolando? Una donna adulta, colta, emancipata incontra un ragazzo analfabeta, forse un delinquente, che ha visto troppe cose nella vita, capace di mentire - e chissà cos’altro - per salvarsi la pelle.

Perché questa donna arriva ad accogliere in casa propria il ragazzo, rischiando di compromettere la propria immagine e la propria relazione sentimentale? Chi sta manipolando chi? Chi ha più bisogno dell’altro? Sher racconta la sua fuga attraverso Pakistan, Iran,Turchia e Grecia, con un'organizzazione di trafficanti, ma il motivo per cui è scappato continua a rimanere un mistero: il ragazzo si protegge da un ambiente nuovo e ostile, nascondendosi dietro una fitta rete di bugie. L’arrivo dello “straniero” scardina il fragile equilibrio della vita di Viviana, mette in discussione le sue certezze e fa emergere ipocrisie che finora la donna non ha voluto vedere.
La relazione tra i personaggi è un incontro tra solitudini, dove la verità emerge solo a frammenti. Il dialogo tra culture così diverse è impossibile? Affrontare la diversità fa paura, ma è inevitabile e rappresenta la difficile prova per comprendere davvero noi stessi. (Laura Sicignano)

Il testo è nato nell'ambito di un progetto iniziato nel 2011 con un gruppo di giovanissimi rifugiati giunti dai paesi più difficili di Asia e Africa. Questi giovani erano arrivati in Italia, dopo drammatici viaggi, fuggendo da guerre e persecuzioni. Ho creato tre spettacoli scritti con loro, recitati con loro, accanto ad attori professionisti. Questa è l’ultima tappa di questo entusiasmante dialogo.
 
Il testo è stato presentato alle "Letture europee" al Teatro Aleksandrinkj di San Pietroburgo a dicembre 2015.
Ha vinto il Premio alla Traduzione Antoine Vitez a Parigi nel 2015.
È finalista al Premio Fratti 2016.
Vince il Premio Inedito 2016, al Salone del Libro di Torino nel 2016.
È tradotto in inglese, francese, tedesco, russo.

testo e regia di Laura Sicignano scritto in collaborazione con Shahzeb Iqbal
con Amanda Sandrelli e con Luchino Giordana e Alessio Zirulia
disegno luci Andrea Narese
scene e costumi Stefania Battaglia

Foto di apertura ©Luigi M. Cerati